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Eventi e speciali

Premio Marcello Primiceri

Premio Marcello Primiceri

II Edizione

Informazioni utili

  • Categoria: Premi
  • Dal 01/04/2019 al 04/04/2019
  • Dove: Lecce
  • Indirizzo: Teatro Astràgali - Via G. Candido, 23
  • Costo: Ingresso libero
  • Orario: 20.30
  • Telefono: 0832/306194 - 389/2105991
  • E-mail: teatro@astragali.org
  • Sito web: http://www.astragali.it

Premio Marcello Primiceri

Riservato ad artisti, compagnie e gruppi teatrali under 35

Manifestazione dedicata al regista e giornalista, scomparso prematuramente nel dicembre1987, che nel 1981 diede vita ad "Astràgali Teatro", prima compagnia professionista del Salento.

Sul palco si alterneranno "Servomuto Teatro" con "Polvere" (1° aprile), Paola Manca con "A metà" (2 aprile), "Compagnia Lumen" con "Sospiri"; "Un amore di contrabbando" (3 aprile) e "Therasia Movement Company" con "La Macàra" (4 aprile).

Programma

Si parte lunedì 1° aprile (20.30 - ingresso libero) con lo spettacolo "Polvere" di "Servomuto Teatro" per la regia Michele Segreto con Marzia Gallo, con il sostegno produttivo di "Residenza Idra", liberamente tratto dal romanzo “Se è una bambina” di Beatrice Masini. Tra il fiume in piena, privo di pause, che sono le parole della bambina e le parole precise, scelte con cura della madre. Una relazione che non è una relazione, priva di scambio, in binari paralleli mai destinati a incrociarsi. Però valela pena tentare. C’è una bambina, sola, che trascorre giornate sempre identiche in un collegio, tra divise, letti numerati e cibo privo di sapore; che cerca nei pochi affetti rimasti (il nonno) un’ancora a cui aggrapparsi in un momento difficile. Una bambina sveglia, che osserva e impara, che racconta per tenere compagnia per prima cosa a se stessa, in modo impreciso, frettoloso, sovrapponendo ricordo e presente, fantasia e realtà. E poi una seconda voce. Priva di fisicità, privadi legami, in una bolla sospesa nel tempo. Cerca un contatto (impossibile?) con la sua bambina. Così lo spettatore viene eletto a testimone, se non addiritturaa tramite tra questo mondo e quello, tra madre e figlia, vivi e morti, carne e polvere. Presente e assente, si posiziona al centro di quel contrasto insanabile tra aspettativa e realtà. Stabilire una relazione tra due voci che per la loro stessa natura non ne hanno, che apparentemente non potrebbero essere più diverse ma che hanno la necessità di trovare il loro incastro. Relazionarsi con la figura di una bambina, rispondendo operativamente al paradosso interpretativo di trasporne le parole nel corpo di un’attrice adulta, evitando quanto più possibile gli stereotipi immaginifici.

Martedì 2 aprile (20.30 - ingresso libero) in scena "A metà (con cosa posso trattenerti?)" di e con Paola Manca affiancata sul palco da Giorgia Grimaldi. Divise da una linea bianca che non possono superare, M e P vivono confinate ciascuna nella propria metà di palcoscenico. M è una donna che ha una vita concreta, un marito, una figlia, un lavoro, ma sente il bisogno di crearsi uno spazio di libertà in cui poter dar sfogo alla propria identità controversa e forse ingombrante. P è una ragazza chiusa nel proprio mondo interiore, una bolla all'interno della quale ha l'impressione che nessuno possa vederla, comprenderla o addirittura amarla. Nonostante la severa dello spazio scenico imponga loro di non oltrepassare la linea, M e P si sentono, si osservano, si parlano e subiscono allora il richiamo della metà mancante, di quella parte della propria identità che l'altra possiede ed esprime e che ciascuna ha invece paura di vivere da sola. A metà è uno spettacolo che esplora la mentalità femminile procedendo su diversi livelli. È innanzitutto la narrazione di un amore complesso fra due donne. Ma è anche il racconto della frammentazione del sé di una donna, del rapporto di amore - odio che la donna ha con sé stessa. Chi sono M e P? Due donne le cui vite si sono imbattute l'una nell'altra? Chi è P per M? La M che è stata e che non è più o la M che avrebbe potuto essere? E chi è invece M per P? La fonte di quell'amore che mette in discussione la sua identità o quello che P vorrebbe essere?

Mercoledì 3 aprile (20.30 - ingresso libero) appuntamento con "Sospiri". Un amore di contrabbando della "Compagnia Lumen". Progetti, arti, teatro di e con Gabriele Genovese con regia e scenografia di Elisabetta Carosio. A quale velocità viaggia l’amore? A quale velocità viaggia una macchina di contrabbandieri? Molto veloce. E forse l’amore è una merce di contrabbando, è qualcosa da nascondere, qualcosa di vietato, specialmente se gli oggetti cui si rivolge amore non sono oggetti canonici, ma oggetti carichi di quella diversità e di quella straordinarietà che è propria del sogno. Lo scenario è quello del contrabbando di sigarette a Brindisi negli anni ’80 e “Mimì tussi tussi” vive in questo grande centro di smistamento delle “bionde”, le sigarette di contrabbando che da lMontenegro raggiungevano l’Italia, prima che una famosa operazione di polizia, l’operazione "Primavera", ponesse fine a un commercio su cui si basava l’economia di interi quartieri, di intere famiglie. Mimì non è un contrabbandiere qualunque, lui guida l’alfetta meglio di tutti gli altri, veloce e sicuro. Tutto il tempo che non passa a guidare Mimì lo passa tra casa di sua madre e la spiaggia. Passa così tanto tempo in spiaggia che gli è venuta una tosse che non passa più e così il suo soprannome è stato cambiato : da “Mimì fuci fuci” (fuggi fuggi) è diventato “Mimì tussi tussi”. Alcuni dicono che è “nu poco scemo” perché “va credendo alle sirene”, ma Mimì non è scemo: lui ha visto e sa cose che chi non ha visto non può capire. Lui è stato amato e attende il ritorno della sua sirena. Per anni attende, ma un giorno decide di fare qualcosa che cambierà il corso di molte vite. Amori giudicati impossibili, impropri, mostruosi, ridicoli e magici popolano questo mondo di persone che non hanno niente da perdere e l’amore domina tutto come una forza misteriosa.

Giovedì 4 aprile (20.30 - ingresso libero) il Premio si conclude con "La Macàra" di "Therasia Movement Company" di e con Valentina Sciurti (regia, testi e coreografie) con aiuto regia e disegno luci di Davide Morgagni. “Ca la condanna de l'omu ete ca ni piace cu condanna” canta La Macàra. Figura mitologica del territorio salentino, per le credenze popolari la Macàra è una strega, temuta e rispettata dalle comunità, perseguitata dai poteri ecclesiastici. Una donna maliarda, che ha stretto rapporti col demonio ed esercita pratiche magiche e guaritive. Questa è la storia di una condanna, il racconto di una condannata. Barricata nella sua cella, somigliante al luogo di un sogno, l’ammaliatrice si lascia spiare mentre compie i suoi riti, diviene Sirena, ci conduce tra i suoi incantamenti pagani, possessioni e danze dionisiache. I lamenti poetici, i canti strazianti di questa fattucchiera, destinati alle fiamme inquisitorie, resteranno nei proverbi, segneranno una filosofia per la cultura popolare. La Macàra è il frutto di due anni di ricerca tra la scrittura del testo e la messa in scena. Se il primo testo nasce da un’esperienza personale, per paradosso, vissuta all'estero, la successiva scrittura è avvenuta dopo lo studio di alcune opere sul folklore del territorio salentino.


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